You are here
Storie di Remo, “Una notte piena di sole” Attualità 

Storie di Remo, “Una notte piena di sole”

”Seconda puntata

Sonia cadde all’indietro sotto il peso di Gabriele, mentre la porta alle sue spalle si spalancava .
I due si trovarono sdraiati su un tappeto di muschio che disegnava figure geometriche sull’acciottolato di uno spiazzo deserto.
Erano “piovuti” su quella spianata di pietre, invisibile dall’esterno ,perché contornata di folti alberi appoggiati al muro di cinta.
Ancora distesi per terra ,videro una nuvola di ghiandaie in volo passare sopra le loro teste ; non sapevano dove si trovassero ,ma quel posto sembrava disabitato e disponibile ad offrire loro l’intimita che stavano cercando.

Richiusero la porticina con il ferro filato e si incamminarono verso l’alberato di querce, alla fine dello slargo assolato. Sonia si accoccolò sotto un albero e incrociando le gambe attiro’ a sé il suo compagno. Un lungo bacio accese la loro consueta carica di passione che si faceva largo con irruenza .
Presero a liberarsi degli indùmenti formando un lenzuolo colorato ; il silenzio e la solitudine di quell’ombreggio gli rendeva indifferente la loro stessa nudezza.
Liberarono le effusioni che si concretizzarono in appassionati e ripetuti orgasmi in mezzo a quella natura agreste;
la loro intesa sessuale era tale che ogni slancio emotivo ,anche quello più trasgressivo , diventava innocente .
Rimasero a lungo a godersi la chimica sublime che riuscivano a produrre in quei momenti magici.Poi
recuperarono gli indumenti che avevano usato per comporre un morbido giaciglio e si vestirono ricomponendosi alla meglio.

 


Gabriele prese Sonia per mano e l’aiutò ad alzarsi ,poi entrambi si incamminarono verso la fine dell’alberato ,dove sporgeva la parte superiore di una vecchia costruzione.
Si trovarono di fronte ad un’ enorme parete con una fila di finestroni anneriti dall’umidità del boschetto .Un antico edificio poggiava sul terrapieno dove essi si trovavano , affacciando sul versante opposto .
Solo da un lato si sviluppava una elegante balconata di marmo; era di foggia neoclassica e sul suo largo appoggio esibiva ,con intervalli regolari, alcuni busti di alabastro.
Queste figure davano le spalle ai due ragazzi che si avvicinarono lentamente verso l’affaccio della loggia .
Finalmente si sporsero e davanti ai loro occhi apparve la piazza del paese ; solo in quel momento
si resero conto dove fossero capitati ed una meraviglia profonda si impossessò di loro.
Erano entrati sul retro del grande palazzo baronale che tante volte avevano ammirato dalla piazza .
Gli eredi sopravvissuti della nobile casata che lo abitava vivevano a Roma e l’antica dimora era rimasta vuota.
La famiglia era la più nobile del circondario e fin da tempi remoti esercitava il possesso di tutti i fondi agricoli circostanti.
Da anni però gli eredi si erano trasferiti nella capitale e il palazzo era rimasto chiuso.
I fondi erano governati da un fattore che si recava saltuariamente a Roma per dare conto delle rendite ai padroni dell’antico feudo.
Per volontà degli stessi eredi , il palazzo era chiuso e interdetto ad ogni visita di estranei e curiosi.
Si raccontava che contenesse un segreto mai svelato ,che poi aveva assunto il tono di misteriosa leggenda .
Riguardava un giovane vissuto tra quelle mura per tutta la sua breve vita, senza uscire mai da quella casa.
Il “signorino “ (così era definito il personaggio) , nato informe, aveva avuto intorno a sé un muro di estrema riservatezza ; questo suo stato pietoso era stato sempre tenuto nascosto, sia dai baroni che dalla servitù ,ammonita severamente di mantenere totale silenzio sulla penosa vicenda.
Ma poi ,dopo la guerra, morti tutti i vecchi, i giovani discendenti erano andati via senza più tornare in paese.
I racconti sulla triste vicenda del signorino, “sfuggiti” agli antichi domestici ,erano circolati per il paese assumendo forme inquietanti.
Si favoleggiava di un essere con il busto umano e i piedi caprini ricoperto di peli come un sileno .Altre voci raccontavano di un giovane bellissimo, ma nato con piccole corna sulla fronte e addirittura munito di ali ,che gli consentivano di uscire di sera dai finestroni e volare per i boschi .
I due giovani tornarono sui loro passi e prima di varcare la porticina di legno si voltarono a guardare la sommità di quella casa piena di mistero.
Gabriella ,prima di uscire fece capolino con fare circospetto sul vicolo stretto e vide che era ancora desolatamente vuoto.Finalmente sulla strada,si incamminarono verso la piazza dove avevano lasciato la moto.
Sul borgo era sceso il tramonto e i due giovani camminando incontravano
la gente di ritorno dal bosco.
Ognuno portava appeso al collo il sacchetto con le castagne e il loro chiacchiericcio trasmetteva serenità all’animo inquieto dei due ragazzi.
Gabriele inforcò la moto aspettando di sentire alle sue spalle il peso di Gabriella,poi avviò il mezzo fronteggiando la facciata del palazzo baronale.
Non scambiarono una parola ,mentre lasciavano alle loro spalle le ultime case del paese ma ,ad entrambi guardando tra il fitto della vegetazione ai lati della strada , sembrò di vedere il “signorino” volare tra gli alberi confuso tra le prime ombre della sera.

CAMILY BOSCH

scritto da 







Related posts