SO CHE È STATA PROMULGATA UNA NUOVA LEGGE SULL’AFFIDAMENTO DEI MINORI: QUALI SONO LE NOVITÀ?
Ci illustra la nuova normativa, il commento dell’avvocato Simone Labonia.
La legge 17 marzo 2026 n. 37 in materia di affidamento minorile, pur muovendosi nel solco della tradizione normativa, introduce un elemento di particolare rilievo: il rafforzamento del ruolo attivo del minore nel procedimento che lo riguarda. Non si tratta solo di una evoluzione tecnica, ma di un vero cambio culturale.
Il principio guida resta quello del superiore interesse del minore, già cardine della legge n. 184/1983. Tuttavia, la riforma del 2026 chiarisce che tale interesse non può più essere valutato “dall’esterno”, ma deve emergere anche attraverso l’ascolto diretto del minore stesso, quando capace di discernimento.
In questo senso, viene rafforzato il diritto del minore ad essere ascoltato nei procedimenti di affidamento, sia nella fase iniziale sia durante l’intero percorso. L’ascolto non è più considerato un adempimento formale, bensì uno strumento essenziale per comprendere i bisogni reali, le paure, i legami affettivi e le aspettative del bambino o dell’adolescente.
La novità più significativa consiste proprio nel superamento di una visione del procedimento, basata essenzialmente sulla valutazione degli adulti e su decisioni assunte prevalentemente sulla base delle relazioni dei servizi sociali, dei consulenti tecnici e del giudice.
Oggi, invece, si riconosce che il minore è portatore di una propria soggettività giuridica, che deve trovare spazio concreto nel processo decisionale.
Ciò implica anche una maggiore responsabilità per gli operatori: l’ascolto deve essere effettivo, protetto e adeguato all’età. Non può tradursi in una mera audizione formale, ma richiede competenze specifiche, ambienti idonei e modalità comunicative capaci di evitare condizionamenti o traumi ulteriori.
Particolarmente rilevante è anche il fatto che l’ascolto del minore assume valore dinamico: non si esaurisce in un momento iniziale, ma accompagna l’intero percorso di affidamento. Questo consente di monitorare nel tempo l’evoluzione del suo benessere e di intervenire tempestivamente qualora emergano criticità.
In definitiva, la nuova legge segna un passaggio importante: il minore non è più solo oggetto di protezione, ma diventa soggetto attivo di diritti. Ascoltarlo non è un’opzione, ma un dovere giuridico e morale. Ed è proprio in questa capacità di dare voce ai più piccoli che si misura la reale qualità di un sistema di tutela.





