Scafati, Avagnano: L’Epifania porta via le feste, ma lascia sul campo strutture pubbliche in condizioni critiche
L’Epifania porta via le feste, ma a Scafati lascia sul campo interrogativi pesanti e strutture pubbliche in condizioni critiche. Dopo il cedimento della copertura della tensostruttura di via Tricino, un episodio analogo si è verificato anche presso la struttura comunale di via Della Resistenza, alimentando polemiche e accuse sulla gestione del patrimonio pubblico.
A intervenire con una dura presa di posizione sono Gennaro Avagnano e Assunta Barone del gruppo “Scafati Rinasce”, che parlano apertamente di spreco di risorse pubbliche. «Da quando si è insediata l’attuale amministrazione – dichiarano – sono stati spesi tra i due e i tre milioni di euro per feste ed eventi, fondi provenienti dalle casse comunali che non hanno prodotto alcun beneficio concreto per la crescita e lo sviluppo della città».
Secondo il gruppo di opposizione, quelle risorse avrebbero potuto essere destinate alla riqualificazione delle strutture comunali, oggi inutilizzabili e in stato di degrado, per restituirle alla collettività e al mondo associativo. Al contrario, denunciano, le immagini delle strutture danneggiate mostrano una città lasciata all’abbandono.
Le critiche si estendono anche al metodo amministrativo. «A Palazzo Mayer – affermano Avagnano e Barone – si dimostra lungimiranza solo quando si tratta di affidamenti, incarichi, consulenze, posti di lavoro e licenze edilizie destinati agli amici degli amici. Quando invece si tratta dell’interesse generale, emerge una miopia amministrativa senza precedenti».
Uno scenario che, secondo “Scafati Rinasce”, avrà ripercussioni dirette sul futuro della città. Il rischio è quello di un pesante fardello di debiti e degrado urbano, che finirà per gravare sui cittadini. «Scafati – concludono – dovrà pagare un prezzo alto sotto tutti gli aspetti. È una fase dolorosa, una sorta di liturgia che la città sembra costretta a vivere per arrivare con maggiore consapevolezza alle prossime elezioni. Ai posteri l’ardua sentenza».





