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Sangue infetto ed epatite, il Tar condanna il Ministero a risarcire una donna salernitana Attualità zonarcs 

Sangue infetto ed epatite, il Tar condanna il Ministero a risarcire una donna salernitana

Il Ministero della Salute ha 90 giorni di tempo per risarcire una donna che ha contratto l’epatite C a causa di una trasfusione di sangue infetto. Lo ha stabilito il Tar di Salerno, ordinando lo sblocco dei fondi. In caso di inottemperanza, scatterà la nomina di un commissario incaricato di forzare ed eseguire materialmente il pagamento. La decisione dei giudici amministrativi arriva dopo che il dicastero ha ignorato i precedenti verdetti. La vittima aveva chiesto i danni nel 2016, ottenendo ragione in primo grado nel 2023 e in via definitiva dalla Corte d’Appello a maggio 2025, che aveva confermato in modo inequivocabile il nesso tra le trasfusioni e la malattia. “L’epatite cronica HCV positiva da cui è affetta la ricorrente – si legge nella sentenza – è eziopatogeneticamente riconducibile alle trasfusioni”. Nonostante la condanna passata in giudicato, i soldi non sono mai stati erogati alla paziente. Per superare lo stallo burocratico, il Tar campano ha previsto l’intervento sostitutivo di un dirigente dello stesso Ministero della Salute se i tre mesi trascorreranno a vuoto. I giudici precisano infine che “l’esaurimento dei fondi di bilancio o la mancanza di disponibilità di cassa non costituiscono legittima causa di impedimento” per il risarcimento dei danni.

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