Salerno, Gerardo Soglia: il porto oggi blocca la città anziché servirla
“Salerno vive giorni che invitano a una riflessione che va oltre i nomi e oltre le cronache. Una domanda semplice e necessaria: che città vogliamo essere?“ È uno dei passaggi del post pubblicato sul proprio profilo Facebook, Gerardo Soglia, imprenditore, ex parlamentare e figlio di don Peppino ex presidente della Salernitana. “La storia è chiara. Tra il IX e l’XI secolo – scrive ancora Soglia – Salerno fu capitale di un Principato e sede della Scuola Medica Salernitana, il primo grande centro medico d’Europa occidentale, luogo di incontro tra saperi latini, greci, arabi ed ebraici. Per un periodo fu anche sede papale. Non suggestioni, ma fatti. Mille anni sono passati da allora. E forse, lentamente, abbiamo smesso di interrogarci sul nostro ruolo nel tempo lungo.
Lo scrivo da imprenditore che gira il mondo, ma prima ancora da figlio di questa città, cresciuto tra le sue strade e la brezza marina che porta il profumo del mare fin dentro l’anima. Ovunque vada mi definisco salernitano. Non per campanilismo, ma per identità. È un tratto che ci distingue: pochi come noi sentono l’appartenenza prima di ogni altra definizione.
Oggi però Salerno sembra spesso prigioniera del presente. Pensieri liberi, fermo nel traffico del porto di Salerno. Un porto che oggi blocca la città invece di servirla. Le grandi città, quando hanno avuto visione, hanno saputo spostare, liberare, restituire spazio e futuro. Non è solo una questione tecnica: è una questione di coraggio.
Nel mondo c’è chi sta costruendo città nel deserto, partendo da nulla se non da un’idea chiara di futuro. Noi abbiamo mare, storia, identità, bellezza. Eppure sembriamo fermi. Poi si riparte. Io torno dove il mondo corre veloce.
Ma resto convinto che Salerno, se guidata da uomini liberi e visionari, possa smettere di restare bloccata nel traffico e tornare a muoversi verso ciò che è sempre stata capace di essere“, conclude.





