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Notifica sbagliata a Fisciano, a pagare è il messo del Comune Cronaca Primo piano Provincia e Regione 

Notifica sbagliata a Fisciano, a pagare è il messo del Comune

Quell’errore, per cui ha dichiarato irreperibile una contribuente che in realtà non si era mai allontanata da casa, rischia adesso di costare caro a un messo comunale di Fisciano, condannato dalla Corte dei conti a versare nelle casse dello Stato la somma considerevole di 85mila euro. È una cifra di poco inferiore a quanto l’Agenzia delle entrate aveva richiesto a una donna residente nel comune dell’Irno, ritenuta non in regola con il pagamento delle imposte. Era il 2010 quando la direzione provinciale dell’Agenzia emise a carico della signora due avvisi di accertamento per un totale di 112mila euro, relativi ai redditi del 2006 e il 2007. Della notifica fu incaricato il messo comunale, che però sostenne di non averla rintracciata, dichiarandola sconosciuta all’indirizzo di residenza e, quindi, irreperibile. In questi casi la legge prevede che la notifica si perfezioni con il deposito dell’atto in Comune e che da quel momento decorrano i sessanta giorni per l’impugnazione. Quando, trascorsi i due mesi, l’ufficio finanziario iscrisse il credito a ruolo ed emise le cartelle di pagamento, si trovò però dinanzi all’opposizione della contribuente, che ne chiese l’annullamento per la mancata notifica degli avvisi di accertamento. Il successivo contenzioso dinanzi alla commissione tributaria dimostrò che la signora aveva ragione, perché, lungi dall’essere irreperibile, non aveva mai abbandonato la sua residenza. L’Agenzia delle entrate incassò il colpo, ma nel contempo propose un’azione civile di falso contro il messo comunale. La domanda fu accolta, il tribunale civile dichiarò la falsità delle relate di notifica firmate dal dipendente pubblico e gli uffici finanziari annullarono l’iscrizione a ruolo dei crediti tributari, investendo nel contempo la magistratura contabile. Si arriva così ai giorni nostri, quando la sezione campana della Corte dei conti condanna in primo grado il messo municipale, calcolando in 85mila euro la somma da versare all’erario (meno del credito tributario, in considerazione dell’alea sulla riscossione). Nella sentenza gli si addebita tra l’altro di non avere fornito alcuna prova della riferita circostanza di «avere effettuato numerose ricerche all’indirizzo e non avere rinvenuto segni distintivi esteriori che indicassero la presenza». E se è vero che le modalità della condotta non denotano un dolo intenzionale, vi fu comunque, secondo i giudici, una colpa grave, manifestatasi in una «notevole e inescusabile noncuranza nell’assolvimento dei compiti».

 

fonte La Città

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