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Gestione rifiuti, la denuncia di Scarano (Ulssa Salerno): “Ato incompiuti, lavoratori dimenticati” Attualità Provincia e Regione zonarcs 

Gestione rifiuti, la denuncia di Scarano (Ulssa Salerno): “Ato incompiuti, lavoratori dimenticati”

Sono passati quasi dieci anni dall’approvazione della Legge regionale 14 del 26 maggio 2016. Una legge che avrebbe dovuto modernizzare il servizio di raccolta dei rifiuti in Campania e garantire una ricollocazione dignitosa a tutte le maestranze dei consorzi di bacino. Per molti lavoratori questo ha significato il passaggio alle dipendenze delle aziende private vincitrici degli appalti. Per altri, invece, ha significato un limbo senza fine.

Parliamo dei lavoratori previsti dall’articolo 45 della legge, “parcheggiati” negli impianti e nelle discariche in attesa della nascita degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) e dei sub-ambiti. Una transizione che, a distanza di dieci anni, non è ancora stata completata.

Oggi queste donne e questi uomini vivono una situazione drammatica: lo stipendio di dicembre 2025 non è ancora stato pagato. Tre mesi senza salario, senza certezze, senza prospettive. Il blocco del bilancio regionale ha fermato pagamenti e progetti, ma a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i lavoratori.

«È una vergogna che dopo dieci anni queste persone siano ancora considerate un problema e non una risorsa», dichiara Gennaro Scarano, segretario generale dell’Ulssa Salerno. «Sono stati pionieri della raccolta differenziata in Campania, hanno contribuito alla crescita del sistema ambientale regionale, e oggi vengono lasciati senza stipendio e senza futuro. Questo è inaccettabile».

Nel frattempo gli Ato restano incompiuti, mentre si susseguono annunci e promesse mai concretizzate. Molti lavoratori, nel corso degli anni, hanno abbandonato per stanchezza o per età, altri sono venuti a mancare. Chi è rimasto porta con sé competenze preziose che potrebbero essere immediatamente valorizzate.

«Chiediamo un incontro urgente con i vertici di Ecoambiente», prosegue Scarano. «L’azienda si dice pronta da tempo, ma servono atti concreti. È necessario intervenire sui Comuni responsabili dello scioglimento dei consorzi e delle partecipate. Non si può continuare a lasciare queste persone in un parcheggio sociale ed economico».

Dieci anni sono troppi. Troppi per chi ha lavorato, ha aspettato, ha creduto nelle istituzioni. È tempo che queste lavoratrici e questi lavoratori siano ascoltati, retribuiti regolarmente e finalmente ricollocati in modo definitivo e dignitoso.

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