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Il penalista Dino Gassani ucciso dalla camorra, dopo 45 anni riconosciuto risarcimento di 5 milioni ai familiari Cronaca Primo piano Provincia e Regione zonarcs 

Il penalista Dino Gassani ucciso dalla camorra, dopo 45 anni riconosciuto risarcimento di 5 milioni ai familiari

I due killer lo attesero e lo ammazzarono nel suo studio di corso Vittorio Emanuele a Salerno, a un centinaio di metri dal Tribunale: difendeva un collaboratore di giustizia che stava svelando i retroscena degli omicidi della Nco di Cutolo. E’ padre di Gian Ettore Gassani, noto avvocato matrimonialista (ex penalista) e di Gino (avvocato penalista). Esattamente 45 anni. Praticamente gli stessi dal giorno in cui l’avvocato Leopoldo (Dino) Gassani fu assassinato, il 27 marzo 1981, nel suo studio legale. Tanto hanno dovuto attendere i familiari per vedersi riconosciuto dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso del Viminale, l’intero risarcimento del danno. Che si erano costituiti parte civile nel processo nei confronti di chi aveva premuto il grilletto e ucciso l’avvocato e il suo segretario Giuseppe Grimaldi. Un percorso a ostacoli sull’asse Salerno-Roma tra ricorsi e appelli, che ora ha portato a una sentenza di risarcimento da 5 milioni di euro. Gassani, nato ad Angri  il 4 febbraio 1930, è stato uno dei primi grandi penalisti degli anni Settanta. Ma non un avvocato qualunque. Aveva “imparato il mestiere” da Bruno Cassinelli a Roma, acquisendo una straordinaria sensibilità che ne aveva fatto un carismatico principe del foro. Fu ucciso di sera nel suo studio, sul Corso Vittorio Emanuele di Salerno. Nello studio, si presentarono due uomini. Si identificarono come “clienti” ma Gassani, che in quel periodo difendeva Biagio Garzione, imputato di omicidio volontario insieme a noti esponenti camorristici della Nco di Raffaele Cutolo, fra i quali il famigerato boia delle carceri Raffaele Catapano, comprese subito le loro intenzioni. I due, in realtà emissari proprio di Catapano, chiesero a Gassani di convincere Garzione, diventato collaboratore di giustizia, a ritrattare le accuse contro di lui. Mentre i due ancora parlavano, Gassani scrisse di suo pugno su un foglio di carta che aveva sulla scrivania: «Non posso perdere ogni dignità». Tanto bastò per far scattare la furia omicida. Un primo colpo diretto al cuore. Un secondo alla tempia. Senza alcuna pietà. Il segretario, Giuseppe Grimaldi, ex agente di polizia ma soprattutto quasi un familiare acquisito, presente nello studio, fu ammazzato con un colpo solo alla fronte. Accertata la matrice mafiosa del duplice delitto, arrivata in giudicato la sentenza all’ergastolo per esecutori e mandanti, i figli Gino e Gian Ettore e la moglie Luisa, decisero di agire in sede civile contro gli autori dell’omicidio per ottenere un risarcimento, personale e patrimoniale, come prevede la legge 512 del 99.

Una prima sentenza era arrivata nel 2010. Il Tribunale di Salerno aveva stabilito a titolo di risarcimento, il pagamento di circa 2 milioni e mezzo di euro. Sentenza riformata in Appello, cinque anni dopo tenendo conto della rivalutazione monetaria del danno patrimoniale. La Cassazione aveva poi cassato con rinvio la sentenza stabilendo che i giudici di merito avevano disatteso i principi in tema di prova, anche presuntiva, circa il danno riflesso da lucro cessante. La Corte d’Appello salernitana, passati altri cinque anni, aveva stabilito il pagamento complessivo in poco più di 9 milioni di euro. Una richiesta tuttavia rigettata dal Comitato, dopo una parere dell’Avvocatura di Stato, assumendo di aver correttamente determinato quanto dovuto predisponendo addirittura una decurtazione di quanto già erogato. Una decisione che ha scaturito un nuovo ricorso rigettato dal Tribunale di Roma. Lo riporta il Corriere della Sera.

E siamo arrivati al 2023. Nel ricorso, tra i vari punti, si ricordava che il Comitato era tenuto solo a verificare la sussistenza dei presupposti per l’accesso al Fondo, senza poter vantare alcun potere discrezionale in merito alla determinazione del “quantum”. La Corte d’Appello di Roma ha infine accolto, parzialmente il ricorso, valutando valide le tesi dei magistrati salernitani e stabilendo che ai familiari di Gassani lo Stato deve, ancora, a titolo di risarcimento altri, circa, 5 milioni di euro più interessi. Nel 2009, l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito la medaglia d’oro al valor civile in memoria a Dino Gassani e a Pino Grimaldi, vittime innocenti della camorra. Dopo 28 anni. Ce ne sono voluti altri 17, ai familiari per ottenere un indennizzo per quella morte così violenta.

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