Decreto Montagna, Cortazzi (Cisl Salerno): “Criteri sbagliati, a rischio lavoro e servizi nelle aree interne”
La nuova bozza del decreto sulla legge per la Montagna continua a presentare criticità rilevanti e recepisce solo in parte le osservazioni avanzate dalla Regione Campania. Un impianto normativo che, nonostante un lieve aumento del numero complessivo dei comuni riconosciuti come montani (291 in Campania), introduce nuove e inaccettabili esclusioni, colpendo territori che vivono condizioni strutturali di fragilità e che sono anche aree interne. Il cambiamento dei criteri ha determinato l’esclusione di 43 comuni campani precedentemente ricompresi nelle comunità montane, con la provincia di Salerno tra le più penalizzate, dove risultano esclusi 20 centri.
Una scelta che la Cisl di Salerno, in piena sintonia con la Regione Campania, giudica profondamente sbagliata e lontana dalla realtà vissuta dalle comunità locali.
«Non siamo di fronte a una questione tecnica o statistica – dichiara Marilina Cortazzi, segretaria generale della Cisl di Salerno – ma a una scelta politica che rischia di aggravare le disuguaglianze territoriali e di compromettere ulteriormente occupazione, servizi e qualità della vita nelle aree interne. Il numero dei comuni riconosciuti come montani non può essere l’unico parametro: servono criteri capaci di leggere le reali fragilità sociali ed economiche dei territori».
La segretaria generale sottolinea come l’esclusione dalla classificazione di area montana abbia effetti diretti sul lavoro e sui servizi essenziali. «Parliamo di territori dove il riconoscimento di area montana significa poter sostenere l’occupazione locale, difendere la presenza dei servizi sanitari, delle scuole, dei trasporti pubblici e delle infrastrutture sociali. Essere esclusi vuol dire perdere risorse fondamentali per creare lavoro, contrastare lo spopolamento e garantire diritti di cittadinanza a chi vive in questi comuni».
Su questa linea si colloca anche la Regione Campania, che ha espresso una posizione chiara fin dalle fasi di consultazione del decreto, evidenziando come i nuovi criteri non restituiscano la reale complessità dei territori montani e delle aree interne e rischino di indebolire ulteriormente il tessuto economico e sociale locale. La Regione ha annunciato l’impegno a tutelare i territori penalizzati e a sollecitare un confronto con il Governo nazionale per una revisione sostanziale del provvedimento.
«La nostra è una battaglia di giustizia territoriale – conclude Cortazzi – che portiamo avanti insieme alla Regione Campania. Senza lavoro e senza servizi non c’è futuro per le aree montane e per le aree interne. Servono politiche che mettano al centro le persone, il diritto a restare nei territori e la possibilità di costruirvi sviluppo e occupazione. La legge sulla Montagna deve essere uno strumento reale di sviluppo, lavoro, servizi e coesione sociale, e non l’ennesima occasione mancata per le aree interne italiane».





