Avvocati penalisti di Salerno e Nocera Inferiore in sciopero da oggi al 23 gennaio
Da oggi al 23 gennaio astensioni dalle udienze sia a Salerno che a Nocera Inferiore come indetto dalle rispettive assemblee delle camere penali presiedute da Michele Sarno e Nobile Viviano.
Il motivo scatenante della vertenza è il mancato rispetto del protocollo sottoscritto lo scorso 12 dicembre. L’accordo fissava un tetto massimo di 30 udienze al giorno per i giudici monocratici, una soglia individuata per garantire la gestione ordinata dei processi. Il monitoraggio effettuato dalle Camere Penali ha tuttavia rilevato il superamento sistematico di questo limite, con ruoli d’udienza che contano 43, 47 o 48 procedimenti.
“Le problematiche alla base di quell’accordo – e che determinavano condizioni di difficoltà nella gestione del proprio lavoro – non sono state risolte”, ha affermato Michele Sarno, presidente della Camera Penale Salernitana. “Faccio un esempio che vale per tutti: le udienze dovevano registrare un massimo di 30 procedimenti giornalieri dinanzi ai giudici monocratici. Abbiamo verificato lo sforamento, in alcuni casi anche a 43, 47 o 48, e la cosa è continuata. È evidente che se il giorno dopo aver sottoscritto un protocollo ne verifichiamo la violazione, non ci sono più le ragioni per non fare uno sciopero; ci sono, quindi, tutte le ragioni per indire un’astensione”. Al centro della protesta c’è anche la gestione degli orari. “Troppo spesso, se non sempre – continua Sarno – veniamo convocati in udienza alle 9 e i magistrati scendono alle 9:45, alle 10, in alcuni casi alle 10:30 o alle 11. Quindi i processi vengono trattati in orari completamente differenti da quanto indicato, e tutto questo crea un aggravio sia per l’utenza che per l’avvocatura. Questo è anche un atto di rispetto nei confronti dei cittadini: immaginate per un istante i testimoni, le persone che sono presenti in aula. Tutto questo va a rafforzare un’idea, che purtroppo attraversa tutti, che bisogna rivedere tutto quello che accade”. Il terzo punto della piattaforma rivendicativa riguarda il Tribunale di Sorveglianza. La carenza di organico tra i magistrati sta causando forti rallentamenti nelle risposte alle istanze dei detenuti, una situazione critica in un contesto di sovraffollamento carcerario. “Alla Sorveglianza c’è un problema evidente di organico. C’è un tema essenziale, che è quello della libertà: persone che sono in esecuzione pena, che aspettano provvedimenti in un periodo in cui si parla di ‘inflazione carceraria’ – e quindi di esubero delle carceri e delle presenze – ricevono risposte ritardate di mesi, mesi e mesi. Tutto questo è inaccettabile, soprattutto per un detenuto che potrebbe essere rimesso in libertà o, diciamo, godere della possibilità di allontanarsi dalle patrie galere”.





