Il fascino della lirica e l’amore per la Campania: Maria Consiglio Visco Marigliano madrina del Cilento in Opera in Festival
Eleganza d’altri tempi, radici nobiliari saldamente ancorate alla grande tradizione del Sud e un volto amato dal grande pubblico televisivo. Maria Consiglio Visco Marigliano è stata la splendida madrina della quarta edizione del Premio Internazionale Cilento in Opera Festival. La prestigiosa rassegna, ideata e guidata dal soprano Maria Pia Garofalo, si è svolta venerdì 23 ottobre nella Sala Bottiglieri della Provincia di Salerno.
Cresciuta immersa nelle note e nell’amore per l’arte nel ricordo della nonna, la Baronessa Amelia Selvaggi, e con un passato da ballerina classica che l’ha vista calcare il palco del Teatro di San Carlo e condividere la scena con l’iconica Carla Fracci, Maria Consiglio Visco Marigliano incarna il perfetto equilibrio tra la nobiltà d’animo e il linguaggio pop dei media. In questa intervista esclusiva, ci racconta la sua visione della cultura come motore di longevità, la sua battaglia contro l’alienazione dei social a favore della “vera eleganza” della gentilezza, e il forte desiderio di mettere la propria immagine al servizio della Campania meno conosciuta, con uno sguardo rivolto a futuri progetti istituzionali.
Quest’anno ha avuto l’onore di essere la madrina della quarta edizione del Premio Internazionale Cilento in Opera Festival. Che cosa ha significato per lei rappresentare un evento che unisce la grande tradizione lirica e la valorizzazione del territorio?
«Essere la madrina di questa quarta edizione è stato per me un profondo onore. La lirica non è solo una forma d’arte elevata, ma un patrimonio identitario del nostro Sud. Metto con grandissimo entusiasmo la mia immagine a disposizione del territorio, specialmente per valorizzare la provincia, la campagna e quelle zone splendide della Campania che sono meno note e meriterebbero di essere scoperte dal grande pubblico. Unire la grande tradizione operistica a queste terre significa dare voce alla bellezza autentica e nascosta del nostro Mezzogiorno.»
Lei discende da una storica casata napoletana. In che modo la sua storia personale e familiare si intreccia con il desiderio di promuovere le eccellenze culturali e artistiche del Sud Italia?
«La mia storia familiare è profondamente legata alla musica. Mia nonna, la Baronessa Amelia Selvaggi, era un’immensa cultrice dell’opera lirica e ne conosceva i libretti a memoria. Ricordo ancora con infinita tenerezza quando entrava nella mia cameretta cantando le arie più famose della Carmen, la sua opera preferita. Cantavamo insieme, incantate da quelle melodie. Da lei ho ereditato questa passione viscerale, che oggi avverto il dovere e il desiderio di trasmettere e promuovere come eccellenza del nostro territorio.»
Il festival è ideato e guidato dal soprano Maria Pia Garofalo. Com’è nata la vostra collaborazione e quale valore aggiunto pensa che porti una sinergia tutta al femminile in questa rassegna?
«Maria Pia Garofalo è una persona deliziosa, un’artista di rara sensibilità. Il nostro primo incontro è avvenuto alla Camera dei Deputati durante una premiazione. Nacque subito un’empatia spontanea e autentica, suggellata da un momento di straordinaria e simpatica umanità: Maria Pia si cambiò le scarpe proprio insieme a mia mamma, che oggi ha novant’anni. Questa rassegna dimostra che la sinergia al femminile, quando è mossa da stima e rispetto reciproci, porta un valore aggiunto fatto di concretezza e profonda armonia.»
Il pubblico la conosce e la ama anche come volto televisivo, grazie alla sua presenza a Forum su Canale 5 e nei format di Real Time. Come riesce a far coesistere l’eleganza della sua tradizione nobiliare con il linguaggio diretto e popolare della televisione?
«Non ho mai vissuto le mie origini come una distanza dalle persone. Mio padre mi ha trasmesso l’insegnamento più grande: “Ricordati che le persone sono tutte uguali. Di fronte a un Re o all’uomo più umile, hai sempre un essere umano che ha un cuore e due polmoni come te”. La vera nobiltà risiede nell’uguaglianza, per questo in TV riesco a essere me stessa.
Credo fermamente che la televisione abbia un merito sociale enorme: ci fa vivere più a lungo. Un tempo, a cinquant’anni si era già considerati vecchi e isolati; la TV ha acceso dibattiti, ha portato interessi nelle case e ha alimentato la curiosità. E la curiosità è vitale: tiene la mente attiva. In questo, Silvio Berlusconi è stato un genio assoluto: creando la concorrenza televisiva, ha dato a tutti la possibilità di scegliere e di non isolarsi.»
Attraverso i media lei parla a un pubblico molto vasto. Pensa che eventi come il Cilento in Opera Festival possano essere una chiave per avvicinare le nuove generazioni a un genere artistico considerato, a torto, elitario?
«Il festival ha proprio la missione di dimostrare che la lirica non è elitaria, ma emozione pura. Oggi purtroppo i social network tendono a portare all’alienazione e all’isolamento; si fa tutto in funzione di un post, perdendo la capacità di assaporare il momento. Penso con nostalgia all’eleganza degli anni ’70 e ’80, quando il foyer del teatro era un rito intriso di magia e fascino, un’atmosfera che ai giovani oggi manca.
Dobbiamo rieducarli alla bellezza e a quelli che considero i valori della vera eleganza: la gentilezza e la riconoscenza, l’essere felici di ciò che si ha. C’è anche un sogno nel mio cassetto per il futuro del territorio: ammiro moltissimo Vincenzo De Luca, una figura di grande spessore con cui mi piacerebbe molto poter collaborare per sviluppare un grande progetto di promozione culturale istituzionale.»
Qual è l’augurio principale che si sente di fare ai giovani talenti che sono stati premiati durante questa edizione del festival?
«Ai giovani talenti auguro di non smettere mai di inseguire la propria passione. Io stessa ho studiato danza classica per 16 anni al Teatro San Carlo, avendo il privilegio immenso di ballare con l’eterna Carla Fracci, che mi regalò delle scarpette che custodisco gelosamente. Non ho proseguito la carriera perché mia madre preferiva che mi concentrassi sugli studi universitari, ma l’amore per il teatro non mi ha mai abbandonata. Ai ragazzi dico: siate grati per il vostro talento, coltivatelo con disciplina, siate gentili e portate la vostra arte nel mondo con orgoglio.»
Nunzia Soglia





