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Evasione di 6,7 milioni nel distretto conciario di Solofra: 74 indagat Cronaca Provincia Provincia e Regione 

Evasione di 6,7 milioni nel distretto conciario di Solofra: 74 indagat



Settantaquattro indagatitre anni di dichiarazioni fiscali sotto la lente della magistratura e oltre 7,6 milioni di euro di imposte che, secondo l’accusa, non sarebbero mai finite nelle casse dello Stato. È il quadro che emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato dalla Procura di Avellino, sostituto procuratore Cecilia De Angelis, al termine di un’inchiesta della Guardia di Finanza – Nucleo di polizia economico-finanziaria del capoluogo irpino – sul distretto conciario di Solofra.

Al centro del fascicolo, iscritto al numero 6309 del 2024, c’è la una società azienda con sede legale e operativa a Solofra attiva nella preparazione e concia del cuoio e della pelle. Secondo gli inquirenti, la società, per gli anni d’imposta 2022, 2023 e 2024 avrebbe indicato in bilancio costi mai sostenuti, utilizzando fatture emesse da fornitori diretti per acquisti di pelli che, nella ricostruzione della Procura, non sarebbero mai avvenuti. Un meccanismo che avrebbe generato un’evasione, tra Ires e Iva, pari a 3.986.376,30 euro nel 2022, 2.550.411,97 euro nel 2023 e 1.146.883,30 euro nel 2024
Dietro le fatture, spiegano gli investigatori, ci sarebbe una filiera di imprese individuali e società – alcune con sede in provincia di Avellino, altre a Salerno, Napoli e Benevento – prive di una reale struttura organizzativa, di personale o anche solo di una sede riconoscibile. Ditte come compaiono negli atti come emittenti di fatture per “operazioni oggettivamente inesistenti”, secondo la definizione contestata dal pubblico ministero ai sensi degli articoli 2 e 8 del decreto legislativo 74 del 2000.

L’inchiesta non si esaurisce nel solo comparto della pelletteria. Lo stesso schema, riferiscono gli atti, sarebbe stato replicato da altre imprese per evadere le imposte a proprio vantaggio, appoggiandosi alla medesima rete di società cartiere. Coinvolgono settori diversi: dall’edilizia al commercio all’ingrosso di abbigliamento e materiali da costruzione, con le ditte individuali. Complessivamente, tra fornitori fittizi e utilizzatori delle fatture, il numero delle posizioni supera abbondantemente le sessanta unità, aziende individuali e società di capitali

Nell’elenco notificato dalla Procura, ventisei posizioni risultano coperte da omissis. Le restanti riportano nome, luogo di nascita e residenza degli indagati, quasi tutti difesi da avvocati del foro di Avellino, con alcune difese affidate a legali di Benevento, Salerno, Napoli Nord e Nocera Inferiore. Un gruppo di quattordici persone, tra cui i titolari di alcune delle ditte individuali coinvolte nella seconda parte dell’inchiesta, è assistito d’ufficio da un unico difensore. Per tutti gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva. L’atto notificato apre ora la fase prevista dall’articolo 415-bis del codice di procedura penale: chi risulta iscritto nel registro ha venti giorni di tempo per depositare memorie, chiedere di essere sottoposto a interrogatorio davanti alla Guardia di Finanza o sollecitare ulteriori accertamenti al pubblico ministero. Trascorso quel termine, la Procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione. L’atto porta la data del 6 agosto, depositato in segreteria il giorno successivo.

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