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Ex maltrattato, braccialetto elettronico per una donna Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Ex maltrattato, braccialetto elettronico per una donna



La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare disposta nei confronti di una donna cilentana accusata di maltrattamenti ai danni dell’ex convivente. La Quinta sezione penale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza del 26 gennaio scorso del Tribunale di Salerno, che aveva disposto il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’uomo, con l’obbligo del braccialetto elettronico. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, la donna avrebbe messo in atto nel tempo condotte aggressive e umilianti nei confronti del compagno, con scenate di gelosia sfociate in insulti, umiliazioni e in alcuni casi percosse, anche davanti ad amici e alla figlia minore della coppia. La bambina, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata a sua volta minacciata quando prendeva le difese del padre. Le vessazioni si sarebbero consumate anche nei luoghi di lavoro dell’uomo.

La misura era stata inizialmente respinta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania, ma il pubblico ministero aveva presentato appello. Il Tribunale di Salerno, in accoglimento del ricorso della Procura, aveva quindi applicato il divieto di avvicinamento, prevedendo in via subordinata il divieto di dimora nel Comune di Vallo della Lucania in caso di rifiuto del dispositivo elettronico di controllo.

La difesa aveva contestato la misura sostenendo che si trattasse di normale conflittualità di coppia e non di condotte abituali e oppressive, evidenziando che la donna aveva continuato a lavorare e a mantenere rapporti sociali. Aveva inoltre lamentato l’automatismo tra rifiuto del braccialetto elettronico e applicazione di una misura più grave, e l’uso di elementi tratti dal procedimento civile — l’affido della figlia al padre e l’assegnazione a lui della casa familiare — per motivare la pericolosità dell’indagata.

La Cassazione ha respinto tutte le censure, ritenendo che le condotte contestate non fossero riconducibili a una litigiosità paritaria di coppia, ma a comportamenti reiterati volti a ledere la dignità della vittima. I giudici hanno inoltre chiarito che il maggiore o minore grado di reazione della persona offesa non esclude il reato, e che l’obbligo del braccialetto elettronico, in caso di rifiuto da parte dell’indagata, comporta legittimamente l’applicazione automatica di una misura più severa.

 

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