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Prezzo del latte bufalino, gli allevatori contestano le dichiarazioni del Consorzio della Mozzarella: “Numeri sbagliati, guadagni più bassi” Attualità zonarcs 

Prezzo del latte bufalino, gli allevatori contestano le dichiarazioni del Consorzio della Mozzarella: “Numeri sbagliati, guadagni più bassi”

Gli allevatori bufalini contestano i dati pubblicati da ItalyPost Monitor sul prezzo del latte e sui margini del settore. Nel mirino, l’articolo dedicato ai rincari della Mozzarella di Bufala Campana Dop, che attribuisce parte delle responsabilità anche ai conti delle aziende agricole.
A sostenere questa tesi è il presidente del Consorzio, Raimondo: «Gli allevatori incassano 1,87 euro al litro perché, essendo in regime forfettario, non versano l’Iva. Per loro non è una partita di giro ma un incasso». Da qui il calcolo: 1,70 euro al litro più il 10% di Iva.
Una ricostruzione che gli allevatori respingono. «Il prezzo indicato è quello estivo, quando il latte può arrivare a 1,70 euro più Iva», replica Ettore Bellelli, presidente di Coldiretti Campania. «La media reale è di circa 1,45 euro più Iva, con oscillazioni tra 1,30 e 1,60. Parliamo di cifre ben diverse».
Senza dimenticare che sui conti continua a pesare, sottolinea Bellelli, l’aumento dei costi: «Gasolio, concimi, materie plastiche, mangimi e trasporti sono ormai alle stelle anche per noi, altro che guadagni».
Sul piano fiscale interviene Gennaro Vecchione, responsabile servizio tributario e fiscale di Coldiretti: «Sono affermazioni generiche in quanto non è scontato che gli allevatori applichino regime forfettario. Inoltre il regime iva è un meccanismo di determinazione del credito o del debito di imposta verso lo Stato».
Anche per chi è in regime forfettario, aggiunge Vecchione, il ragionamento va fatto sui flussi finanziari: «L’Iva incassata viene utilizzata per pagare quella sui beni e servizi necessari all’attività. Quindi se l’iva pagata è superiore a quella incassata, nulla resta in cassa».
Il risultato, secondo gli allevatori, è chiaro: con i costi in crescita e margini ridotti, non c’è alcun extra guadagno nascosto. Anzi, sono proprio le aziende agricole a subire l’impatto più pesante di rincari, guerre e tensioni sui mercati: «Sui numeri -conclude la Coldiretti- serve maggiore precisione».

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