STORIE DI REMO, “UNA NOTTE PIENA DI SOLE”
Prima puntata
Questo episodio risale ai tempi delle scuole superiori, quando
con il nostro prof di religione andavamo in ospedale per portare una parola di conforto ai ricoverati.
Don Pierino diceva che la presenza dei giovani in quelle corsie dove regnava la sofferenza, era un segnale di speranza per i malati.
Effettivamente quando essi ci vedevano ,si risollevavano dalle preoccupazioni dei loro malanni e noi eravamo contenti di regalargli qualche ora di gioia.
Fu in quella circostanza che conobbi Gabriele ,un signore della provincia di Avellino sofferente di bronchite asmatica, ormai cronicizzata.
Era un lungodegente , cosicché ebbi modo di incontrarlo più di una volta.
Familiarizzammo e mi invitò al suo paese in autunno ,quando in montagna ci sono le castagne. Ma nella vita accade spesso che molti eventi sia pure annunciati con entusiasmo, poi si disattendono ,rimanendo solo lontani ricordi.
Anni dopo però ,durante l’estate, passeggiando sulla spiaggia mi sembrò di vederlo sdraiato a prendere il sole. Mi avvicinai ed era proprio lui ; lo chiamai per nome ed entrambi fummo felici di incontrarci.
Era passato molto tempo; io non ero più uno studente ma padre di famiglia e lui pensionato,visibilmente invecchiato e provato dai suoi acciacchi. Rimasto solo ,si era stabilito a Salerno, in un pensionato vicino al mare, perché la sua malattia necessitava di iodio per i polmoni. Insistette per offrirmi una pizza e durante la serata ,mi trovai di fronte ad una persona desiderosa di conversare con l’amico ritrovato.
Lo rividi ancora diverse volte e ,come in una serie TV a puntate ,mi raccontò la sua vita svuotandosi del passato.
La figlia del tabaccaio del paese si chiamava Sonia e tutte le volte che Gabriele andava a comprare le sigarette si intratteneva a ridere e scherzare con lei.
Sonia era una ragazza avvenente ,di taglia forte e sempre pronta alla battuta ammiccante.
Al banco della tabaccheria era una macchinetta; venditrice nata ,riusciva sempre ad abbinare qualcosa alle sigarette.
Non dava quasi mai il resto ,riuscendo ad arrotondare la cifra con caramelle ,accendini e perfino con i francobolli ,che una volta si vendevano dai tabaccai.
Ma la sua caratteristica principale era quella di essere una ragazza estremamente vera e disinibita ,lontana dai canoni bigotti di provincia.
Questa caratteristica, che in un tipo di società “paesana” rappresenta un difetto ,veniva invece molto apprezzata da Gabriele,che aborriva l’ipocrisia della gente .
Egli sosteneva che gran parte delle donne avrebbero voluto vivere come Sonia ,ma non ne avevano il coraggio accettando una vita all’insegna del conformismo.
I due giovani stavano spesso insieme , non dichiarandosi fidanzati, ma coppia libera e felice di essere vera e sincera.
A volte di domenica ,partivano in moto e raggiungevano i bei posti della verde Irpinia, intrattenendosi fuori fino a tarda ora, lontani dalle beghe e dai pettegolezzi del paese.
Accadde che un giorno di primavera ,dopo aver mangiato e bevuto in una trattoria ,avrebbero voluto trovare una locanda dove appartarsi in una camera e dare sfogo alle effusioni che tra loro toccavano livelli di grande intensità sensuale.
Ma era tutto pieno per la “Sagra della Castagna”; intere famiglie si erano riversate nel bosco, dilettandosi a cercare quei frutti caduti spontaneamente dopo la raccolta .
Anche i due giovani si misero a raccogliere castagne, ma ogni volta che Sonia si chinava,Gabriele non resisteva al desiderio di abbracciarla e si ritrovavano ridendo a ruzzolare nel castagneto .

A terra c’erano ovunque ricci vuoti ed il rischio di pungersi era alto.
Decisero dunque di andare nel paese ,spopolato per quell’evento agreste in pieno svolgimento .
Si inoltrarono in un viottolo deserto ,costeggiando un muro di pietra ricoperto da una folta edera.
Sonia si appoggiò al muro attirando a sé Gabriele che cedette al desiderio di entrambi.
Furono baci e furono carezze “parafrasando un verso di D’Annunziana memoria”,ma proprio mentre Gabriele premeva con tutta la sua passione sulle morbide forme della ragazza, dietro le spalle di questa qualcosa si mosse.
Uno scricchiolio rivelò che non erano poggiati al muro ,ma ad una porta di legno semi nascosta dall’edera. Quella soglia era tenuta chiusa da un ferro filato ,ma quell’improbabile sostegno
sotto le palpitanti spinte di Gabriele cedette e con un sinistro cigolio la porta si aprì.
Camily Bosch






