Salerno, aule occupate: gli studenti del Genovesi/Da Vinci protestano
“Non è una protesta contro altri studenti, ma una richiesta di rispetto del diritto allo studio e di ripristino di condizioni di legalità, equità e dignità”. È il messaggio che arriva forte e chiaro dagli studenti rappresentanti d’istituto del Genovesi Da Vinci, firmatari di una lettera inviata alla Provincia e alla Prefettura di Salerno, con cui annunciano l’avvio della mobilitazione dopo mesi di appelli rimasti inascoltati.
L’appuntamento è fissato per domani mattina alle 9:30 davanti alla sede della Provincia di Salerno. Gli studenti fanno sapere di essere pronti a manifestare anche nei giorni successivi, se necessario, finché non sarà risolta una situazione che si trascina ormai da oltre un anno e mezzo: la presenza delle classi del Regina Margherita all’interno dell’istituto Genovesi Da Vinci.
Una convivenza forzata che, secondo quanto denunciano gli alunni, ha generato una grave carenza di aule. Nonostante l’indicazione della Provincia al Regina Margherita di liberare gli spazi, il problema resta irrisolto. “Alcune classi sono costrette a seguire le lezioni nei laboratori o in ambienti improvvisati”, spiegano gli studenti, sottolineando come questa condizione penalizzi soprattutto gli indirizzi a forte componente pratica, come Scienze Applicate e l’Istituto Tecnico.
La conseguenza è diretta: i laboratori, occupati come aule ordinarie, non possono essere utilizzati per le attività pratiche, compromettendo il regolare svolgimento dei programmi e la qualità della formazione. “Studiare in ambienti inadeguati e rinunciare alla parte pratica significa accumulare lacune che avranno effetti concreti sul nostro futuro”, si legge nella lettera.
Gli studenti rivendicano anche la scelta del numero chiuso adottata dal Genovesi Da Vinci come atto di responsabilità e chiedono che, in situazioni analoghe, anche altri istituti facciano lo stesso, evitando di scaricare le proprie difficoltà su altre comunità scolastiche. “Abbiamo dimostrato pazienza e senso civico – concludono – ora chiediamo alle istituzioni risposte concrete”.





