Tentato omicidio del calciatore dell’Angri, i minorenni chiedono i domiciliari
Sta meglio ed è rientrato a casa Bruno Petrone, il calciatore 18enne dell’Angri Calcio aggredito brutalmente da un gruppo di coetanei. Un episodio che ha profondamente scosso l’opinione pubblica e che ora entra in una fase decisiva sul piano giudiziario.
I quattro minorenni fermati per l’aggressione – avvenuta in netta superiorità numerica, cinque contro uno – dopo una notte di fuga si sono consegnati ai carabinieri. Attualmente sono detenuti e, nella giornata di oggi, compariranno davanti al tribunale del Riesame. La richiesta avanzata dalla difesa è quella di una misura meno afflittiva: arresti domiciliari e possibilità di proseguire il percorso di studi.
Sulla vicenda è intervenuto duramente il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che non risparmia critiche: «Dopo comportamenti di una tale violenza e barbarie, e dopo la fuga, si ricordano clamorosamente in ritardo della scuola, probabilmente solo per ottenere qualche beneficio giudiziario».
Borrelli punta inoltre l’attenzione sul contesto familiare dei giovani coinvolti: «Mi auguro che i servizi sociali attenzionino anche le famiglie di questi baby delinquenti. Se avessero seguito davvero gli insegnamenti dei loro docenti, non sarebbero mai stati protagonisti di aggressioni violente e vigliacche».
Intanto, mentre il giovane calciatore prova a lasciarsi alle spalle l’incubo, resta alta l’attenzione su un episodio che riaccende il dibattito su violenza giovanile, responsabilità educative e risposte dello Stato.





