You are here
I gioielli del duce, storie di Remo Attualità 

I gioielli del duce, storie di Remo

 

Sesta puntata

Quando Valeria seppe di essere incinta ebbe una repentina mutazione esistenziale.
La drammatica scomparsa di Gill che l’aveva precipitata in un pietoso stato di frustrazione,trovo’improvvisamente spazio in un futuro di speranza.
Le rivenne l’appetito ed anche il ricordo di suo marito le si presentò meno doloroso,lasciando il posto all’arrivo di un bimbo ,frutto e testimonianza del loro amore.Fin dal primo momento non ebbe dubbi: il Signore le avrebbe dato un figlio maschio tale e quale al padre.
E così avvenne che il giorno del parto il grido concitato della levatrice annunciava la nascita di un bambino sano e robusto.
L’arrivo del marmocchio diede ulteriore linfa alle energie della mamma ,ormai riaffacciata agli entusiasmi della vita.
Trovo’ un nuovo lavoro , scoprendo nel figlio straordinarie motivazioni e amore infinito.
In casa si era “riaccesa” la luce e un’aria di rinnovamento colse sia Valeria che i suoi genitori.
Andarono a Cantù a comprare i mobili nuovi e incaricarono un imbianchino di ritinteggiare tutte le stanze.Del vecchio arredamento rimase solo quel divanetto liberty che rappresentava un pezzo importante e irrinunciabile della vita della ex partigiana.
Quel nuovo profumo profumo di pulito che aleggiava in casa , la spinse finalmente a lavare quei vecchi cuscini e una mattina ne svuoto’ l’imbottitura su di un lenzuolo steso a terra.Dopo che ebbe terminata quella operazione, rimase per un attimo a guardare il cumulo di capok che aveva davanti ai suoi piedi.
In quel momento notò un piccolo sacchetto di carta brunita che fuorusciva da quella montagna di fibra vegetale depositata sul pavimento.
Si chinò a raccoglierlo con curiosità , non immaginando quello che i suoi occhi avrebbero visto dopo qualche istante.Quella che aveva tra le mani era una vecchia bustina di carta ,di quelle che una volta si usavano nelle salumerie per metterci il caffe’sfuso.
Aveva i chicchi stampati da tutti i lati ed il suo colore originario,rimasto bianco nelle pieghe ,era diventato marroncino.
A giudicare dal peso doveva contenere qualcosa di metallico e Valeria per aprirla dovette strapparla perché era stata spillata da tutti i lati.
Valeria era di fronte al letto e rovescio’ sul materasso il contenuto del sacchetto : una pioggia tintinnante di anelli d’oro e pietre preziose cadde sulla trapunta colorata .
Uno stupore misto ad emozione ed anche timore si impadroni’della giovane ; si lasciò cadere sul letto accanto a quel tesoretto piovuto dal cielo.
Era domenica e lei si trovava sola in casa, perché la mamma e il papà erano andati a messa.
Il bimbo dormiva nella stanza affianco e Valeria, stringendo tra le mani quel gruzzolo di meraviglie si “trascinò” in cucina visibilmente provata.Poggio’gli oggetti sul tavolo e bevve dell’acqua per riprendersi da quella incredibile emozione.
Guardava i gioielli incredula; conto’nove anelli,ognuno con una grossa pietra centrale.Erano stati imbustati alla rinfusa e senza neppure un po’ di carta per protezione, come se conseguenza di un gesto frettoloso, eseguito senza alcuna cautela per degli oggetti così importanti.
Gli anelli avevano tutti una grande pietra centrale: smeraldi,rubini e zaffiri erano contornati da diamanti in uno sfavillante corollario .
Chi poteva aver nascosto quei gioielli in un cuscino del divano ?
Erano passati tanti anni ma i ricordi della ex partigiana riaffiorarono nella sua mente ancora nitidi.
Rivisse con emozione quei momenti concitati ,con i compagni che l’aiutavano a distendere Gil sul divanetto; ricordo’i suoi lamenti misti alle voci frenetiche di quelli che avevano appena catturato Mussolini e Claretta Petacci.
Aveva davanti agli occhi i soldati tedeschi “gessati” e impassibili ,tra i partigiani che invece si muovevano velocemente per completare le operazioni legate alla cattura del Duce del Fascismo.
Solo in quel momento, dopo tutti quegli anni ,Valeria considerò che il suo arrivo con il fidanzato dolorante dietro quella casa ,dove proprio lei aveva notato il divanetto liberty addossato alla parete ,era stato concomitante al sequestro di tutti i beni che avevano nelle borse i fuggiaschi.
C’era una grande quantità di materiale di valore in valuta e oggetti preziosi che,per ordine del comandante Pedro ,vennero portati proprio in quella casa in attesa di essere trasferiti poi al Comune di Dongo .
Qualcuno dovette “distrarre”quella bustina ,riponendola in uno di quei tre cuscini,contando di venirla a recuperare dopo.
Ma ,nel frattempo,il divanetto ,con il ferito disteso sopra ,fu issato sull’automezzo per essere trasportato a Como ,insieme ai gioielli che Valeria aveva appena riportato alla luce.La giovane continuava ad esaminare quegli anelli, notando che erano di una unica misura e quindi verosimilmente appartenuti alla stessa persona.
Decise di non parlarne con nessuno ed andò a nasconderli dietro al tiretto del comò ,dove aveva fatto creare dal falegname uno stretto doppio fondo che gli serviva da nascondiglio per i soldi e le cose di valore.Penso’di serbare quel segreto insieme a Gill che la guardava da lassù ,per poi decidere attentamente il da farsi.
Valeria non si era voluta risposare anche se le occasioni non erano mancate, ma lei aveva preferito dedicarsi completamente a suo figlio,riuscendo con il lavoro e parecchi sacrifici a non fargli mancare mai niente.
A scuola il ragazzo era tra i primi della classe e nel profitto mostrava grande applicazione e intelligenza.
Gli anni passarono in fretta e quando il giovanotto
arrivò alle superiori fu premiato con una borsa di studio che ,conseguita ogni anno,gli fu utile fino all’ Università.
Si iscrisse a medicina seguendo il corso di studi senza perdere un esame;studiava insieme ad un amico bravo quanto lui ed entrambi ambivano alla specializzazione in cardiochirurgia. Questi era figlio di un industriale brianzolo ed il papà molto facoltoso decise di mandarlo a specializzarsi negli Stati Uniti.
Valeria avrebbe voluto anche per il figlio una simile opportunità ,ma le sue possibilità economiche non glielo consentivano.Soffriva molto di questo e così un giorno si fece coraggio,mise nella borsetta uno di quei nove anelli e salì’ sul treno per Milano.

Camily Bosch

scritto da 







Related posts