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Giro di spaccio a Roma, padre e figlio salernitani nei guai Cronaca 

Giro di spaccio a Roma, padre e figlio salernitani nei guai

Giro di spaccio a giovani  e studenti della Roma “bene”, confermata la misura cautelare per un 24enne  e il padre di 54 anni entrambi salernitani , coinvolti alla fine di settembre in una maxi inchiesta condotta dai carabinieri e dalla procura di Roma. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i  ricorsi della difese, proposto dopo l’accoglimento del Riesame all’appello della procura. Questo, in ragione di un iniziale rigetto dell’applicazione di una misura cautelare. Il blitz aveva coinvolto 25 persone, con tanto di arresti, impegnate in un giro di spaccio nella piazza di largo Federico Borromeo. I fatti erano compresi tra aprile e luglio 2019. A capo del giro vi erano   padre e  figlio, che avevano organizzato un sistema di spaccio ben collaudato, svelato da intercettazioni telefoniche, pedinamenti e ulteriori attività tecniche. Per quattro degli indagati c’è l’ipotesi di reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope. Su di loro, per diverso tempo, aveva indagato un reparto dei militari del nucleo operativo della compagnia di San Pietro. La droga era venduta in piazza ma anche a domicilio, in particolare a giovani studenti. Accordi e dettagli venivano definiti attraverso le chat del social “Instagram”. Un gruppo, in particolare, spacciava in strada e aveva punti di riferimento all’interno di propri appartamenti. Dietro un guadagno in denaro, i complici aiutavano a nascondere hashish e marijuana, che di volta in volta veniva preso dai pusher che tagliavano e confezionamento le dosi. La difesa aveva contestato un vizio di difetto di motivazione in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, così come riguardo la sussistenza delle esigenze cautelari. L’ordinanza impugnata affronta solo il tema – spiegava il ricorso dela difesa – della inidoneità della diversa misura degli arresti domiciliari, ma non quello, ad esso presupposto, della sussistenza delle esigenze cautelari, insussistenti anche in ragione della risalenza dei fatti contestati”.  Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Cassazione ha spiegato che i giudici del Riesame hanno fatto “corretta applicazione” riguardo la posizione dell’indagato, specificando che il ricorso mirava a fornire una “alternativa lettura del contenuto delle indagini”, non consentite appunto in sede di legittimità. L’associazione, infatti, non era stata costituita solo per commettere cessioni di lieve entità, che aveva una posizione di controllo sul mercato (tanto che il giovane 24enne di Salerno si preoccupava di non lasciare troppo a lungo la piazza scoperta e organizza dei turni), che, ancora, a prescindere dal quantitativo della singola cessione (peraltro non sempre ridotto, tale non essendo neppure la cessione di 500 grammi di hashish che ha portato all’arresto di un minore) era in grado di assicurare un ampio rifornimento di droga, tenuto conto del numero complessivo di cessioni. I giudici citano un episodio a titolo esemplificativo, collegato alla cessione di stupefacente ai partecipanti alla manifestazione Million March, in cui, in soli due giorni, fu venduta droga per un valore pari a 3000 euro.  In questo gruppo, il 24enne avrebbe svolto un “ruolo apicale: unitamente al padre avrebbe organizzato e gestito il reperimento dello stupefacente, mediante continui contatti con i sodali, che, dopo aver materialmente curato l’approvvigionamento, avevano anche il compito di smistarlo tanto sulla piazza di spaccio di via Federico Borromeo tanto nelle adiacenze di un esercizio commerciale”. Il 24enne risponde di detenzione a fini di cessione o di cessione in concorso di chili di stupefacente (tra gli altri, l’ordinanza richiama la cessione di due chili di droga leggera il 4 maggio 2019; di cinque chili di hashish il 6 maggio 2019) e di cinque chili di hashish il 6 giugno 2019.

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