Sala Consilina, l’adesca e lo fa spogliare: “Paga o pubblico il video”
Sono almeno 50, ed è un numero approssimato per difetto, le persone che nell’ultimo anno sono cadute nella trappola delle organizzazioni che hanno messo in piede un sistema per ricattare le proprie vittime con filmati a luci rosse che li vedono come protagonisti. Il meccanismo è semplice ed efficace: una ragazza dall’aspetto particolarmente avvenente attraverso un social network, quasi sempre facebook, chiede l’amicizia alla vittima prescelta; il profilo della ragazza di solito ha un nome e un cognome diffusi nella zona in cui vive la vittima, così da rendere tutto più credibile. La ragazza dopo qualche scambio di battute fa capire al suo interlocutore di essere libera e disponibile ad incontrarlo e chiede al malcapitato di attivare una conversazione in video. A questo punto inizia quello che poi diventerà un incubo per la vittima: la donna inizia a spogliarsi ed invita a fare altrettanto al malcapitato. Spesso, forse par la voglia di trasgressione, l’uomo cede all’invito e si spoglia anche lui. Cosa succede dopo è facile immaginarlo, ma la vittima non immaginava invece cosa sarebbe successo al termine del rapporto virtuale: la ragazza o chi per essa gli invia un messaggio chiedendo di versare una somma variabile solitamente tra i 500 e i 1000 euro altrimenti pubblicherà la registrazione video della sua performance solitaria sui profili facebook di tutti i suoi amici. A questo punto chi è caduto nella trappola ha due possibilità: cedere al ricatto e pagare oppure fare una denuncia ai carabinieri. Nella maggior parte dei casi, forse a causa della vergogna, chi è caduto nel tranello ha preferito pagare, c’è chi invece si è rivolto ai carabinieri, come è accaduto in diversi casi nel Vallo di Diano, soltanto per avere un consiglio su come muoversi, ma senza denunciare sempre per paura che la cosa potesse poi diventare di dominio pubblico con tutte le conseguenze non certo positive soprattutto se la vittima è fidanzata o sposata. C’è poi chi invece, come è il caso di Michele, un ragazzo 22enne di Sala, ha deciso di non fare nulla e stando a quanto raccontato da lui è stata la decisione migliore perché alla fine il video non è stato mai diffuso anche se lui non ha pagato. «Quello che ho fatto è stato un gioco racconta il giovane che preferisce mantenere l’anonimato ma tiene a precisare di essere single – ma ci sono cascato devo ammetterlo perché non immaginavo che sarei stato ricattato. Non avendo nulla da perdere ho però deciso di non pagare, la ragazza mi aveva chiesto di fare un versamento tramite Western Union ad un tizio residente in Gambia, e da allora è trascorso un mese e nessun video è stato pubblicato. A chi si è trovato nella mia stessa situazione quello che consiglio è di non cedere al ricatto, magari se volete fate denuncia ma non pagate assolutamente».
Fonte La Città





