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Orazio Boccia: «Giustizia lenta? L’ipoteca sulle imprese» Economia 

Orazio Boccia: «Giustizia lenta? L’ipoteca sulle imprese»

Nonostante i suoi 86 anni Orazio Boccia ogni mattina si reca ancora in azienda. In quei capannoni di via Tiberio Claudio Felice nella zona industriale di Salerno, dove stampa prodotti per l’Italia e decine di Paesi esteri, anche di altri continenti e dove lavorano duecento operai. «Abbiamo una responsabilità morale verso 200 famiglie, ma in questo nostro Paese non tutti hanno consapevolezza di cosa significhi», premette. Oggetto del nostro incontro è il cattivo funzionamento della giustizia che crea problemi seri alle aziende e anche alle persone. Il suo primo pensiero va all’amico Roberto Racinaro, recentemente scomparso. «Una persona di grandissima onestà oltre che un grande intellettuale. Lo conobbi – racconta – grazie all’editore Pietro Laveglia. Roberto lo accompagnava spesso in tipografia. Diventammo amici. Un giorno mi propose l’idea di conferirmi una laurea ad honorem, rifiutai e gli spiegai anche il perché. Ho la quinta elementare e se sbaglio nessuno può dirmi niente. E poi cosa avrei dovuto farmene di una laurea? Avrei potuto, come accade in Italia, utilizzarla per chiedere una raccomandazione. Ma io non ne avevo bisogno, perché un lavoro ce l’avevo già».

Cerca tra le carte sulla scrivania e trova il testo del telegramma che ha inviato alla famiglia di Racinaro in cui, oltre al cordoglio, esprime «un sentimento di decisa condanna per gli effetti di una giustizia malata e di un furore mediatico non degni di un paese civile e che sembrano non volerci abbandonare ». «La legge è uguale per tutti! Che significa? – si chiede il cavaliere del lavoro Orazio Boccia – Racinaro ha avuto la vita distrutta dal cattivo funzionamento della giustizia e aspettava ancora di essere risarcito».

Ma, come dicevamo, il cattivo funzionamento della giustizia fa danni anche al sistema delle imprese. «Stampavo le riviste dei Carabinieri e della Finanza per conto di un editore di Roma, il quale – racconta Boccia – liquida la società, si trasferisce a Bologna e continua a stampare la rivista. Mi doveva centomila euro, ora diventate circa 200mila. Gli faccio il decreto ingiuntivo ma il giudice Maria Elena Del Forno stabilisce che il credito non è liquido ed esigibile e che il foro competente non è Salerno ma Roma o Bologna. Ma allora – si chiede Boccia – se il Tribunale di Salerno non è competente perché ha emesso la sentenza? Io la definisco una sentenza non sentenza. Fatemi capire: se l’editore si sposta a Pechino io che dovrei fare? Seguirlo e rivolgermi alla giustizia cinese? Secondo me è competente Salerno perché qui fu stipulato il contratto, qui fu fatta la stampa, qui c’è il creditore e perché sul contratto è specificato che per ogni controversia è competente il Tribunale di Salerno. È una causa che va avanti da sette otto anni ed è stata più volte rinviata».

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